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Quello che è successo a Mara Venier, ma soprattutto a sua figlia Elisabetta Ferracini, è vergognoso: le due donne sono andate al concerto di Ultimo e hanno pubblicato un selfie; immediatamente, sono state sommerse di critiche e insulti, tant’è che la conduttrice di Domenica In è stata costretta a cancellare alcuni commenti e a bloccare degli utenti.

Il motivo di tali insulti? Semplice: dal momento in cui Ferracini, di recente, ha perso il suo compagno, morto poche settimane fa, non avrebbe dovuto prendere parte al concerto né farsi una foto con la madre, perché, secondo molti, non è così che si rispetta il lutto.

Ma a noi sorge spontanea una domanda: chi è che decide come e quanto una donna vedova debba soffrire? Chi è che stabilisce cosa possa fare o non fare una donna che ha perso il proprio compagno? Chi è che decide cosa sia giusto o sbagliato? Com’è possibile che la gente si senta in diritto di dire la propria pure di fronte a una situazione tanto delicata e dolorosa?

Il dolore è un sentimento intimo, profondo e ognuno ha il sacrosanto diritto di viverlo come vuole, come può, come riesce: nessuno dovrebbe mai permettersi di criticare chi soffre per il modo in cui soffre.

Mara Venier, dopo gli insulti ricevuti, ha pubblicato un post e ha scritto quanto segue: «È stato un concerto meraviglioso pieno di emozioni e per due ore mia figlia ha sorriso, è questa è la cosa più importante. E adesso scrivete, criticate, giudicate non mi frega niente».

La nostra solidarietà a elisabettaferracini

Postato il 12-Jul-2023 alle 19:29:05 • Rispondi
• ... (da: Tua FeRNy)

Dicono che prima di entrare in mare
Il fiume trema di paura.
A guardare indietro
tutto il cammino che ha percorso,
i vortici, le montagne,
il lungo e tortuoso cammino
che ha aperto attraverso giungle e villaggi.

E vede di fronte a sé un oceano così grande
che a entrare in lui può solo sparire per sempre.

Ma non c’è altro modo.
Il fiume non può tornare indietro.

Nessuno può tornare indietro.
Tornare indietro è impossibile nell’esistenza.
Il fiume deve accettare la sua natura
ed entrare nell’oceano.
Solo entrando nell’oceano
la paura diminuirà,
perché solo allora il fiume saprà
che non si tratta di scomparire nell’oceano,
ma di diventare oceano.

Khalil Gibran
Postato il 12-Jul-2023 alle 16:03:20 • Rispondi
• *** (da: Semplicemente... )

Ho chiesto al tempo
di restituirmi dei momenti.
Mi ha detto che non può.
E di frugare tra i ricordi,
tra le pagine della memoria
e i battiti del cuore
dove tutto quello che è,
resta indelebile.
Ho detto al tempo
che ho parole da cancellare,
dolori da strappare
attimi da rivivere
abbracci dimenticati,
un bacio da dare.
Il tempo mi ha risposto
che nel tempo
tutto può ancora accadere.
E con il presente,
il passato lo si riscrive.
A volte più bello, a volte più brutto,
ma nulla è rimpianto finché un solo
granello di tempo,
ci darà un'altra occasione
per raccontare, per rivivere.
Per sperare.

Silvana Stremiz
Postato il 25-Jun-2023 alle 10:02:41 • Rispondi
• Non è vero... (da: Tua FeRNy)

Non è vero, come dicono,
che le difficoltà rendono forti.
No, le difficoltà rilevano chi è forte.
Ci permettono di scoprire una forza
che non avremmo saputo di avere.
Ma non fortificano, stancano.
E le persone forti sono stanche,
anche se ce la fanno.

Postato il 25-Jun-2023 alle 7:26:18 • Rispondi
• Dignità e rispetto... (da: Tua FeRNy)

Una bellissima storia vera...

Questa è la storia vera di una bambina di otto anni che sapeva che l'amore può fare meraviglie. Il suo fratellino era destinato a morire per un tumore al cervello. I suoi genitori erano poveri, ma avevano fatto di tutto per salvarlo, spendendo tutti i loro risparmi.
Una sera, il papà disse alla mamma in lacrime: "Non ce la facciamo più, cara. Credo sia finita. Solo un miracolo potrebbe salvarlo".
La piccola, con il fiato sospeso, in un angolo della stanza aveva sentito.
Corse nella sua stanza, ruppe il salvadanaio e, senza far rumore, si diresse alla farmacia più vicina. Attese pazientemente il suo turno. Si avvicinò al bancone, si alzò sulla punta dei piedi e, davanti al farmacista meravigliato, posò sul banco tutte le monete.
"Per cos'è? Che cosa vuoi piccola?".
"È per il mio fratellino, signor farmacista, è molto malato e io sono venuta a comprare un miracolo".
"Che cosa dici?" borbottò il farmacista.
"Si chiama Andrea, e ha una cosa che gli cresce dentro la testa, e papà ha detto alla mamma che è finita, non c'è più niente da fare e che ci vorrebbe un miracolo per salvarlo. Vede, io voglio tanto bene al mio fratellino, per questo ho preso tutti i miei soldi e sono venuta a comperare un miracolo".
Il farmacista accennò un sorriso triste.
"Piccola mia, noi qui non vendiamo miracoli".
"Ma se non bastano questi soldi posso darmi da fare per trovarne ancora. Quanto costa un miracolo?".
C'era nella farmacia un uomo alto ed elegante, dall'aria molto seria, che sembrava interessato alla strana conversazione.
Il farmacista allargò le braccia mortificato. La bambina, con le lacrime agli occhi, cominciò a recuperare le sue monetine. L'uomo si avvicinò a lei.
"Perché piangi, piccola? Che cosa ti succede?"
"Il signor farmacista non vuole vendermi un miracolo e neanche dirmi quanto costa... è per il mio fratellino Andrea che è molto malato. Mamma dice che ci vorrebbe un'operazione, ma papà dice che costa troppo e non possiamo pagare e che ci vorrebbe un miracolo per salvarlo. Per questo ho portato tutto quello che ho".
"Quanto hai?"
"Un dollaro e undici centesimi... Ma, sapete..." aggiunse con un filo di voce, "posso trovare ancora qualcosa..."
L'uomo sorrise. "Guarda, non credo sia necessario. Un dollaro e undici centesimi è esattamente il prezzo di un miracolo per il tuo fratellino!".
Con una mano raccolse la piccola somma e con l'altra prese dolcemente la manina della bambina.
"Portami a casa tua, piccola. Voglio vedere il tuo fratellino e anche il tuo papà e la tua mamma e vedere con loro se possiamo trovare il piccolo miracolo di cui avete bisogno".
Il signore alto ed elegante e la bambina uscirono tenendosi per mano.
Quell'uomo era il professor Carlton Armstrong, uno dei più grandi neurochirurghi del mondo. Operò il piccolo Andrea, che poté tornare a casa qualche settimana dopo completamente guarito.
"Questa operazione" mormorò la mamma "è un vero miracolo. Mi chiedo quanto sia costata…"
La sorellina sorrise senza dire niente. Lei sapeva quanto era costato il miracolo: un dollaro e undici centesimi… più, naturalmente l'amore e la fede di una bambina.

Bruno Ferrero
Postato il 21-Jun-2023 alle 7:31:03 • Rispondi
• Parole d'amore... (da: Tua FeRNy)

Il cammino nel dolore è lungo
e dannatamente difficile.
Dopo un certo tempo nel percorso del lutto, che varierà moltissimo di persona in persona, si arriva ad un punto dove ci si pone davanti un bivio molto importante, da lì in poi per noi ci sarà da fare una scelta che determinerà per sempre la qualità della nostra esistenza.

Quale cammino desidero imboccare?

Cammino A:
Immolarsi nel perpetuo dolore, scegliendo la sofferenza come unico mezzo per sentirsi vicini a Chi non c'è più. Scegliere deliberatamente di non opporsi in alcun modo al dolore e di non combatterlo, ma di accoglierlo in se quasi come fosse un nuovo organo, che deve continuare a pulsare in noi per il resto dei nostri giorni.
Scegliere di non accantonare mai i terribili ricordi degli ultimi eventi ma continuare a riviverli nella mente per sempre.
E tutto ciò sarà fatto in onore a Chi non c’è più perché si pensa che andare avanti, andare oltre al dolore sia una forma di tradimento.

Cammino B:
Decidere di reagire al dolore, cercando e creando i mezzi in noi, per affrontarlo ed in fine superarlo.
Dopo questo primo importante passo, continuare di giorno in giorno, a compierne degli altri…
Piccoli passi, uno per volta, un giorno alla volta per raggiungere la serenità nel cuore, ed una volta raggiunta, scegliere il ricordo come mezzo per abbracciare serenamente Chi non c'è più, sentendolo sempre accanto a noi.

Tutte e due le scelte per quanto diverse fra di loro, andranno sempre ed assolutamente rispettate.
Ogni persona è un infinito universo a sé, di emozioni e sensazioni, qualunque cosa si sceglierà la cosa fondamentale sarà quella di seguire il proprio cuore e sopratutto il proprio istinto.
Ogni uno di noi farà e sceglierà ciò che gli sará più consono.

Seguendo il primo cammino ,vivrai per il resto dei tuoi giorni abbracciato con infinito amore al ricordo di Chi non c'è più, porterai il suoi ricordi gelosamente in te, non smetterai mai di amarlo, ma lo farai in un sentiero oscurato dalla tristezza dove la luce della serenità non potrà mai filtrare, rimarrai perennemente immerso ed aggrappato al tuo dolore.
E se questa è la tua scelta, nonostante sia difficile e molto dura, va bene così… fai quello che ti nasce…

Oppure…

La seconda scelta, ti offre l’occasione di vivere una vita diversa, dove non sarai mai più la persona che eri un tempo, e la tua esistenza sarà per sempre incorniciata dalla malinconia, ma ti concederai la possibilità di vivere una vita ancora degna di essere vissuta.
Se sarai così forte da aprire il tuo cuore verso l’accettazione di ciò che ahimè non possiamo cambiare o combattere, dopo un lungo cammino e grande volontà, riuscirai a portare il ricordo di Chi non c'è più nel cuore per sempre, ma non più con dolore… Ricordare non ti lacererà ogni volta, ma potrai ricordare con infinito amore, quel amore che finalmente ti donerà solo serenità…
Certo ci mancheranno per sempre, la Loro assenza sarà per sempre un vuoto incolmabile, ci saranno giorni e periodi dove cadremmo ancora nella tristezza, ma poi ogni volta ci rialzeremo e continueremo a vivere per noi stessi, per chi ci ama ed in onore a
Chi non c'è più e che avrebbe tanto voluto esserci...

Vivere tramandando l’amore ed il ricordo di Chi Non C’è Più é il modo più grande e bello per onorare quella vita che a loro é stata crudelmente negata…

Sara Bianchini


Postato il 18-Jun-2023 alle 9:06:02 • Rispondi