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Non importa quanto tu sia lontano.
I legami tra le anime esistono perchè creati dal pensiero.
Fili invisibili che legano ricamando sull’anima
tutto ciò che gli occhi non possono vedere,
e lo trasformano in emozione, in gioia, in dolore.
Anche in ricordo.
In sorriso o in lacrima.
Avviene tutto dentro.
Nei meandri del cuore, nei nascondigli della mente.
E vivono come tatuaggio sulla pelle dell’Anima.
E arrivano Ovunque.
E toccano l’Oltre.
Un pensiero mi lega a Te.
Un pensiero che gli altri chiamano Amore.
Io invece lo chiamo con il Tuo Nome.

Catherine Morena Ramos
Postato il 4-May-2018 alle 20:38:08 • Rispondi
• Ciao Bea... (da: Tua ferny)

In quest'intervista il ricordo del papà di Bea: «Otto anni meravigliosi. Abbiamo riso anche della malattia»

Un appartamento al decimo piano di un palazzo popolare nella periferia nord. La vista dal balcone è sulle insegne luminose del supermercato Il Gigante. Alessandro Naso toglie dalla spalliera di una sedia il piumino argento di Bea. Per fare strada agli ospiti sposta la sua carrozzina. In mezzo al tavolo c’è ancora la sua colazione di lunedì, l’ultimo giorno a casa. Il budino alla vaniglia, lo voleva solo di una certa marca. La lattina di Pepsi che consumava un sorso al giorno. «Aveva pochi giorni quando ci accorgemmo che c’era qualcosa che non andava. Le mani. Erano chiuse a pugno. Non riusciva ad aprirle».
La prima diagnosi?
«Quando aveva due mesi. Era il 24 agosto 2009, eravamo appena tornati da Rimini. Il pediatra di turno era convinto che non fosse un problema neurologico. Noi pensammo che fosse un medico da due soldi, con rispetto parlando».
Invece ci aveva visto giusto?
«Proprio così. Pochi giorni dopo, mentre mia moglie la vestiva per portarla al nido, cominciò a urlare dal dolore. Si era rotta un braccio».
A chi vi rivolgeste?
«La portammo all’ospedale Martini, in ortopedia. Le fecero radiografia e Tac. Ricordo un tecnico che esce dal laboratorio e mostra le lastre al primario. “Cosa c... è questo?” gli sussurrò a bassa voce. Non aveva mai visto niente di simile».
Cosa vi dissero?
«C’erano delle strane calcificazioni sulle articolazioni di Bea, e stavano avvolgendo anche i muscoli del corpo. I dottori non sapevano cos’era».
Quando capiste che Bea aveva una malattia unica?
«Nel 2011 andammo a Parma, dove c’era un convegno dei migliori genetisti mondiali. Un professorone di Filadelfia spiegò che la casistica era di una ogni sei miliardi, ovvero il numero degli abitanti della terra».
E voi?
«Mia moglie aveva una cartoleria a Collegno e decise di chiuderla. La bimba aveva appena avuto la sua prima crisi. Il torace calcificato non la faceva più respirare. Comprammo le bombole di ossigeno. Le ultime sono lì dietro, nel ripostiglio».
Come reagiscono due genitori a una notizia così tremenda?
«Certo, ci chiedemmo cosa avevamo fatto di male nella vita. Ma l’autocompatimento durò poco. Avevamo un lavoro da fare. Volevamo che Bea vivesse bene il tempo che le restava».
Ci siete riusciti?
«Ci siamo divertiti tanto. L’abbiamo portata quattro volte a Eurodisney, altre due sul bruco a vela di Gardaland. Usciva ogni giorno. La crisi che me l’ha portata via l’ha avuta lunedì a casa dei miei genitori. Mentre stava giocando con la sua cuginetta».
Con la scuola come avete fatto?
«Dormiva con noi. La vestivamo sul divano davanti alla porta. La portavamo fino in classe sulla sua carrozzina speciale. All’ultimo colloquio le maestre mi hanno detto che era una delle migliori. A casa le dissi che di sicuro non aveva preso da me...»
Scherzavate?
«Aveva un gran senso dell’umorismo. “Papà, se non mi trovi più significa che sono andata a sgranchirmi le gambe”. Capisce? Una bambina che muoveva solo gli occhi».
Vi avevano anche detto che sarebbe venuto quel giorno?
«Fu nel 2013. Il compito toccò al primario del Gaslini di Genova, l’ultimo ospedale al quale ci siamo rivolti. “Dovete prendere in considerazione la possibilità che Bea non raggiunga l’età adulta”».
Gli altri com’erano con lei?
«Ho imparato che la gente è meno peggio di quel che si crede. Certo, ogni tanto incrociava sguardi di pena».
Se ne accorgeva?
«Le dava fastidio. Bea era sveglia. Un giorno al supermercato ha apostrofato un uomo. “Cos’hai da guardare?” gli disse. I bambini sono meno morbosi. Accettano le cose per come sono».
La pagina Facebook «Il mondo di Bea» vi ha aiutato?
«Credo sia stato un modo mio e di mia moglie per farci forza. Per sentirci meno soli, forse. A Bea piaceva. Le facevamo i video. Era vanitosa, come tutte le bambine. Profumo, smalto alle unghie, tinta ai capelli. Ci teneva».
Arrivavano anche messaggi di critica?
«Sui social la gente pensa sempre che tu sia a disposizione, pretende risposte e riconoscimenti immediati e se non li ottiene si arrabbia. Noi facevamo il possibile, ma avevamo vite complicate».
La notorietà generava anche invidie?
«Qualche messaggio sul look di mia moglie quando andava in televisione se lo sarebbero potuti risparmiare. La realtà era un’altra».
Quando capì che avrebbe perso anche lei?
«Natale 2016. Emicranie e dolori alla cervicale. Siccome aveva superato un tumore al seno, facemmo un controllo. Metastasi ovunque. Se n’è andata a settembre».
A Bea cosa ha detto?
«La verità. Aveva realizzato fin da subito che mamma era molto grave».
Come sono stati gli ultimi giorni di sua figlia?
«Faceva sempre più fatica a respirare. E mangiava poco, il segno che stava per arrivare una crisi. Lunedì mattina l’ho presa in braccio, non riusciva a stare sulle gambe. Ci abbiamo scherzato sopra. Quando è stata male a casa dei nonni, sono arrivato dal lavoro che stava perdendo conoscenza».
Lei cosa farà?
«Adesso voglio solo ricordare. Ho 36 anni, faccio l’operaio all’Alenia di Caselle, ho avuto una famiglia bellissima. Così va la vita, così è andata la mia».
Postato il 20-Feb-2018 alle 18:21:23 • Rispondi
• Le cose belle della vita... (da: Tua ferny)

La cattiveria ha la forza, ma l'onestà ha pazienza.

Antonio Curnetta
Postato il 18-Feb-2018 alle 10:08:51 • Rispondi
• Le cose belle della vita... (da: Tua ferny)

Non è vero che nella vita tutto passa.
Ci sono emozioni, dolori, ricordi, parole e persone che non passeranno mai. Ci sono cose che ti rimarranno sempre nel cuore. Non importa se ti hanno donato un sorriso o una lacrima.
Quello che conta davvero è che ti abbiano lasciato una lezione di vita.

Dal web
Postato il 26-Jan-2018 alle 20:54:37 • Rispondi
• Il colore dei pensieri... (da: Tua ferny)

Non si è mai troppo lontani per trovarsi, mai.

Alessandro Baricco
Postato il 16-Jan-2018 alle 15:23:10 • Rispondi
• Ti amo... (da: Tua ferny)

Strano il mio destino che mi porta qui
A un passo dal tuo cuore senza arrivare mai
Chiusa nel silenzio sono andata via
Via dagli occhi, dalle mani, da te
Che donna saro'
Se non sei con me e se ti amero'
Ancora e di piu' strano il mio destino
Mi sorprende qui
Qui ferma a non capire
Dove voglio andare
Se tutto quell'amore
Io l'ho soffiato via
Ma fa male non pensare a te
Che donna saro' se non sei con me
E se ti amero' Ancora e di piu' io non ti perdero'
Oltre il tempo e le distanze andro'
Piu' vicino a te volando al cuore gli parlero' di me e restero'
Per non lasciarti piu', per non lasciarti piu'
E' chiaro il mio destino
Mi riporta qui a un passo dal tuo amore
Io ti raggiungero'
Provero' a gridare e forse sentirai
La mia voce che ti chiama se vuoi
Che donna saro' se non sei con me
E se ti amero' ancora e di piu'
Io non ti perdero'
Oltre il tempo e le distanze andro'
Piu' vicino a te volando al cuore
Gli parlero' di me e restero'
Per non lasciarti piu', per non lasciarti piu'

Giorgia
Postato il 6-Jan-2018 alle 17:35:12 • Rispondi